AMORE e PSICHE: Comunicazione visiva, l'importanza dell'immagine
In internet, come nel cartaceo, sono i contenuti che contano.
I motori di ricerca "leggono" i testi, ma non vedono le immagini se non attraverso i "tag" descrittivi.
Siamo chiari, la sostanza ha un'importanza basilare senza la quale è perfettamente inutile cercare di vendere, come dire, un involucro vuoto.
L'utente però, sempre più spesso si avvicina ad un articolo, ad un sito, ad un banner perché con gli occhi ha già scelto cosa leggere, cosa approfondire.
I motivi possono essere molteplici:
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poco tempo a disposizione
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immediatezza e chiarezza della comunicazione
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fascino e curiosità indotti dall'immagine
Ogni creativo ha poi un modo diverso di esprimere un concetto e una forma di comunicazione. C'è chi vuole e deve stupire sempre e ad ogni costo inserendo nel progetto immagini forti, messaggi subliminali, peggio ancora messaggi espliciti, doppi sensi e via dicendo.
C'è chi invece ricerca un modo più raffinato di elaborare un concetto e di arrivare agli occhi e al pensiero dell'utente finale con una delicatezza non invasiva, con l'eleganza di chi si fa scegliere e che semmai fa riflettere e magari sognare.
Due modi opposti che in prima analisi sembrerebbe premiare di più il primo. Certo può ottenere più visibilità, alla fine un'immagine cruda, diretta, "disturbante" alimenta la discussione e quindi l'attenzione, ma siamo proprio sicuri che poi venda di più? Non credo assolutamente!
La strategia secondo la quale "che se ne parli bene o se ne parli male, l'importante è che se ne parli" è senz'altro ancora molto in voga, ma il risultato è del tutto transitorio e potrebbe nella maggiore parte dei casi rivelarsi un boomerang.
Nell'epoca in cui c'è una stretta correlazione tra l'essere e l'immagine rappresentativa credo vi sia quindi più attenzione da parte dell'utente ad identificarsi con quest'ultima e quindi ad usare ed indossare un chiaro veicolo di messaggio che dal "prodotto" si sposta sulla persona.
Se un prodotto, o un concetto viene rappresentato con un'immagine che non mi somiglia, di certo non lo scelgo.
Raramente un prodotto è per tutti, anche se l'obbiettivo di raggiungere una più vasta platea possibile è il desiderio della maggior parte di coloro che si avvalgono di inserzioni pubblicitarie.
Più ampio è il range d'azione, più è difficile abbracciare il target di destinazione visivamente: qualcuno resta sempre fuori.
Al contrario più il target è circoscritto più sarà chiaro ed evidente il messaggio visivo anche scegliendo di arrivare allo stesso con velate congetture.
L'immagine in pubblicità, ma anche a supporto di una notizia, è determinante e a mio avviso non si ferma alla sola comunicazione diretta allo scopo di base, ma va oltre generando un input che sfiora anche chi non è minimamente interessato al prodotto o alla notizia in questione.
C'è, o meglio, dovrebbe esserci una precisa consapevole responsabilità nell'uso di un'immagine perchè questa diventa suo malgrado "istruzione". A lungo andare l'uso indiscriminato di un certo tipo di messaggio visivo diventa routine, normalità con il pericolo di assuefare l'utenza più giovane a messaggi scorretti o inappropriati.
Uno degli esempi nell'arte che ben rappresenta l'efficacia della comunicazione visiva intesa come fascino autentico e induzione del pensiero al messaggio, è l'opera del Canova "Amore e Psiche".
"L'opera rispetta i canoni dell'estetica winckelmanniana, infatti, le figure sono rappresentate nell'atto subito precedente al bacio, un momento carico di tensione, ma privo dello sconvolgimento emotivo che l'atto stesso del baciarsi provocherebbe nello spettatore. Questo è il momento di equilibrio, dove si coglie quel momento di amoroso incanto tra la tenerezza dello smarrirsi negli occhi dell'altro e la carnalità dell'atto." (Wikipedia)
Nella realtà quotidiana tutto invece diventa esplicito, si rinuncia in partenza all'uso della fantasia in favore della canalizzazione diretta di un messaggio che finisce per diventare massivo e quindi "volgare".
Il senso comune che definisce il termine "volgarità" è notevolmente mutato negli ultimi anni, la "nuova" moralità lo ha alleggerito di molto alzando sempre di più la soglia della cosiddetta tolleranza.
Etimologicamente il termine "volgare" si riferisce a tutto ciò che riguarda la massa, senza scremature.
Credo si stia dando ampio spazio all'eccesso che è diventato la norma. Ai giorni nostri si sta sdoganando di tutto, in tv, al cinema, nella moda, nella musica, nella cronaca, nella vita di tutti i giorni, lo stile in tutte le sue forme è un optional ritenuto dai più quasi obsoleto e inutile.
C'è una forte esposizione ed ostentazione di volgarità su più livelli. Questo non fa che impoverire ulteriormente le nuove generazioni.
Il codice di autodisciplina esiste e certo c'è chi vigila sul lavoro di aziende e creativi. Ma la scelta spontanea di emettere un messaggio che vada oltre al prodotto, arrivando a divenire uno stile, un buon proposito, per esempio nel sociale, in relazione all'ambiente o comunque come semplice messaggio di positività, ebbene, una scelta del genere a lungo andare premia il prodotto, l'azienda e il creativo che l'ha ideata.
Ognuno di noi può fare delle scelte con le quali veicolare un modo diverso e migliore di vedere la prospettiva.
Coco Chanel disse: "Amo il lusso. Esso non giace nella ricchezza e nel fasto ma nell'assenza della volgarità. La volgarità è la più brutta parola della nostra lingua. Rimango in gioco per combatterla."
L'originalità, la vera trasgressione oggi è senza dubbio la misura. Niente ponteggi e baldacchini ingessati, ma semplicità e senso degli spazi, dei confini, dei ruoli, del rispetto, degli equilibri, dell'armonia con se stessi e con gli altri.
Non vi è dubbio che questo modo di comunicare, di presentare la propria immagine, il proprio profilo pubblico o il proprio prodotto sarà in fine quello più efficace proprio perché erroneamente pensato "di nicchia" ma che al contrario invece risulta come trend in ascesa costante auspicato da molti di coloro che si sentono impermeabili allo stato di omologazione in atto.
La parola chiave diventa "bellezza" nel senso più artistico, concettuale, filosofico e accademico del termine. Ci si dovrebbe mettere alla ricerca del fascino perduto, con urgenza, prima di arrivare al punto di "non ritorno".
Amore e Psiche è un gruppo scultoreo realizzato da Antonio Canova tra il 1788 e il 1793, esposto al Museo del Louvre a Parigi.
Viviana Vincenzi